REZZATO: 4 MESI D’ARIA FUORILEGGE

Pubblicato: maggio 1, 2013 da sanaer in Articoli
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rezzato In questi quattro mesi per ben 46 giorni l’aria controllata dalla centralina dell’arpa di  Virle ha superato la soglia  di 50µ per metro cubo, concentrazione limite oltre la quale si possono riscontrare rischi e conseguenze (anche gravi) per la salute umana. Già superati, quindi, i 35 giorni annui di sforamento tollerati dall’Unione Europea, oltre i quali bisogna adottare misure straordinarie di contenimento e avvertire la popolazione dei rischi che sta correndo. Il limite medio annuo invece è fissato a 40µ per metro cubo per scongiurare danni seri alla salute. Ad oggi, dopo 4 mesi, la media registrata a Rezzato è di 49µ. Quindi nonostante siano stati mesi particolarmente piovosi, la qualità dell’aria non è affatto migliorata rispetto agli anni scorsi. Il responsabile principale si conosce:  Italcementi con le decine di migliaia di camion che annualmente raggiungono il cementificio, con l’attività di cava e con le emissioni dei forni.

Il cementificio brucia da molti anni una sostanza che tutta Europa, tranne l’Italia, ha messo fuorilegge, il pet-coke, famoso per essere un concentrato di metalli pesanti tra i più pericolosi. All’orizzonte, come se non bastasse, si paventa la possibilità per questi impianti di bruciare i rifiuti, con possibilità di emettere fumi nocivi oltre i limiti consentiti agli inceneritori, grazie ai soliti decreti legge all’italiana e a un criminale disinteresse verso le questioni ambientali e la salute. Se gli effetti del revamping dell’impianto si vedranno (forse) tra dieci anni, i Pesenti, proprietari della multinazionale, si spartiscono dividendi ultramilionari (le cifre esatte sono facilmente reperibili su internet).

Non solo, nel comune di Rezzato un imprenditore ha presentato richiesta per realizzare una mega discarica (Castella) da 2 milioni di metri cubi di rifiuti, un impianto di biogas e un nuovo bitumificio in una zona classificata dall’Unione Europea come fortemente critica per l’inquinamento dell’aria. Non finisce qua, presto aprirà l’ennesimo centro commerciale (Lamifer) della zona a sfidare i bilanci negativi di tutti i suoi concorrenti.

E per i danni alla salute, intanto, chi paga?  Chi pagherà i conti salati delle cure mediche per patologie legate al degrado ambientale della nostra zona? E chi spiegherà alle generazioni future perché gli abbiamo lasciato in eredità un ambiente dove è pericoloso vivere?

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