NO ALLA DISCARICA CASTELLA

Pubblicato: marzo 25, 2013 da sanaer in Articoli, Uncategorized
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Il progetto Discarica Castella risale all’1 agosto 2011, quando con il via 950 alla Regione Lombardia la società Gaburri spa e GardaUno Spa chiedevano di realizzare  una discarica di 11.356.141 metri cubi, un volume di circa 6 volte superiore al fabbisogno stimato provinciale per il triennio 2007-2010. Il 7 marzo si è svolto alla cava Castella a Rezzato, il sopralluogo della regione Lombardia, Provincia di Brescia e comuni coinvolti (Rezzato, Castenedolo, Brescia) per  la valutazione del sito dell’Ate25 (di proprietà Gaburri spa) ad ospitare una discarica di rifiuti speciali putrescibili con centrale a biogas. Il comune di Rezzato, Codisa e Comitato Spontaneo Contro le Nocività hanno presentato ufficialmente le osservazioni di contrarietà a questo progetto e da alcuni giorni si è aggiunto il Comune di Castenedolo che teme per la qualità dell’acqua dei propri rubinetti, oltre a numerose associazioni e singoli che pubblicamente e con iniziative hanno sempre cercato di opporsi a questo progetto oltre che a tutte le nocività di cui Brescia(terza città per inquinamento in europa) è sommersa. Come Gruppo Antinocività Rezzato teniamo a precisare che ad oggi il progetto non è pubblico sul sito della regione, questa oltre ad essere una grave mancanza di rispetto verso i cittadini è un sintomo della poca trasparenza che ha caratterizzato la giunta Regionale Lombarda nel gestire le pratiche autorizzative a discariche, impianti industriali, grandi opere e cementificazione in generale. Siamo a conoscenza che le nuove modifiche progettuali presentate dalla ditta Gaburri riguardano le volumetrie ma non la tipologia d’impianto in attesa di valutazione, per questo ribadiamo la nostra contrarietà alla Discarica Castella e all’attuale piano cave che crea scempi e golose opportunità per speculatori criminali. La località Castella prima di scomparire nella cava Gaburri ospitava una cascina storica (oltre a terreni agricoli e mandrie di bestiame) che racchiudeva tracce del passaggio dei romani e longobardi, il fatto che sia stata distrutta per avarizia di metri cubi di sabbia la dice lunga sul senso civico del cavatore Gaburri. Ad oggi però, in quella località, avendo cavato fino alla falda si sono verificati stanziamenti e nidificazioni di specie protette(circa 9 tipologie) come il Cavaliere d’Italia. In totale sono 39 le specie rilevate in zona dalla naturalista Silvia Mora e dell’ornitologa Stefania Capelli, inoltre, la stessa provincia ha definito la zona come “umida”,quindi da preservare e sembra lo sappia anche Gaburri tanto è che, senza denunciare nulla alle autorità competenti, depositò materiale inerte sulle sponde del laghetto, per coprirlo in parte e evitare che nessun uccello protetto nidificasse più in quella zona, per questo è stato sanzionato, grazie ad una segnalazione dei cittadini alle autorità. Nel primo progetto non si tiene conto assolutamente della presenza della falda superficiale(da affiorante a fino 2 metri di profondità) in quasi tutta la zona di cava (nemmeno menzionandola nei rilievi), solo con l’ultimo sopralluogo di marzo, dettato probabilmente dalle denunce continue agli abusi che si sono compiuti in quel bacino, il dato è stato verificato. Una grave falla è inoltre la grande permeabilità del terreno quindi un’elevata vulnerabilità della falda agli agenti inquinanti e della presenza di un’unica circolazione idrica sottostante che va a ricaricare gli acquedotti di Castenedolo e Buffalora. Un eventuale sversamento di percolato, una rottura nel fondo discarica o la semplice usura del tempo provocherebbero danni irreparabili per le colture e gli abitanti delle zone a sud della Castella e visto il volume della cava sarebbe ingenuo poter pensare di riuscire a stoccarlo tutto, sappiamo bene che i disastri ambientali non sono mai previsti sulla carta in fase di progetto (pensiamo alle alluvioni liguri, al Mugello senz’acqua dopo il tav ecc…). Basterebbe un acquazzone straordinario, oltre che l’attuale innalzamento della falda a mettere a rischio un ecosistema di campagna, agricolo e umano, visto che in caso di contaminazione quell’acqua non sarebbe più utilizzabile   probabilmente nemmeno per lavarsi. Calcoli danno l’aumento del traffico in 46 mezzi pesanti al giorno che devono circolare su strade in parte “bianche”, (o se asfaltate con un danno paesaggistico notevole al sistema agricolo circostante) dove non è sufficiente un semplice lavaggio ruote, perché la polvere deriva anche dalla stessa tangenziale, autostrada e dei mezzi che vi circolano anche in direzione delle cave di Rezzato, Botticino, Nuvolera. Ricordiamo che a Rezzato è stato approvato dalla regione anche il progetto di ampliamento Italcementi che non giova alla qualità dell’aria del nostro paese, nei record nazionali per gli esuberi di pm10, oltre che i limitrofi bitumifici (oltre ad un altro in progetto sempre nel sito Castella), l’Alfa Acciai, l’inceneritore e la prossima costruzione di un elettrodotto e di una centrale a biomassa a circa 800 metri dalla cava. Medesime discariche per tipologia di rifiuto e conformazione (ex cave di sabbia) esistono già a Vighizzolo e basta passare nelle vicinanze per accorgersene, in quanto, soprattutto in estate l’odore rende irrespirabile l’aria. Per Gaburri l’opera di discarica va inserita in quello che gli è di dovere per legge, cioè il ripristino del sito al termine della concessione di cava, pensiero generalizzato tra i cavatori, le stesse parole le abbiamo sentite da Faustini, la cui discarica di amianto attualmente è sotto sequestro e probabilmente minerà il progetto del Parco delle Cave, perché l’amianto stoccato senza capsule di sicurezza è poco compatibile con le attività ricreative all’aria aperta, a meno che non ci si coli sopra altro cemento ma allora si capisce che più di un ripristino dell’ambiente diventa un grande piazzale. Difficilmente ci potrà essere un ripristino se la Cava Castella verrà riempita di rifiuti, dubitiamo che quando sarà piena vi verrà costruito sopra un parco come detto dal cavatore, anche perché una volta satura andrebbe mantenuta sempre controllata per evitare ulteriori disastri e in ogni caso nella zona sarebbe impossibile praticare ogni sorta di attività sia economica come l’agricoltura sia ludica, in quanto non penso che nessuno passerebbe il suo tempo libero su una bomba ecologica. Come deve essere per il Parco delle Cave a San Polo, pensiamo che anche noi cittadini di Rezzato meritiamo una compensazione per gli anni di inquinamento e deturpazioni subite, vogliamo quindi che la zona venga rinaturalizzata come in origine, creando un parco protetto come dettato dalla legge Italiana 157/92 e da direttive europee, in modo da tutelare tutti gli esseri viventi che abitano quelle zone, che essi siano esseri umani di Castenedolo, Rezzato, Brescia, o uccelli, per noi è indifferente.

GRUPPO ANTINOCIVITA’ REZZATO

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