In risposta al comunicato stampa di Italcementi…

Pubblicato: febbraio 20, 2013 da zorba in Articoli

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Abbiamo ricevuto il seguente comunicato stampa di Italcementi Group (pubblicato anche su alcuni giornali locali) in merito al presidio che abbiamo organizzato Sabato 9 Febbraio 2013:

Negli scorsi giorni, davanti all’impianto Italcementi di Rezzato, un gruppo ecologista locale ha protestato contro un decreto messo a punto dal Governo per regolamentare l’utilizzo nelle cementerie dei CSS (che gli stessi ecologisti impropriamente generalizzano nel concetto di “rifiuti”). Occorre prima di tutto chiarire che i Combustibili Solidi Secondari provengono soltanto da una frazione selezionata e omogenea tratta da rifiuti non pericolosi, utilizzabile come fonte di energia. Inoltre il loro utilizzo non è, come affermano gli ecologisti, una richiesta avanzata dai produttori di cemento. Al contrario, i produttori di cemento sono destinatari della richiesta di utilizzarli, per contribuire a risolvere almeno parzialmente la questione dello smaltimento dei rifiuti, cosi come avviene in tutto il resto d’Europa, dove tale soluzione è praticata da tempo con successo. Il vantaggio è evidente: questa frazione selezionata di rifiuti viene riutilizzata senza aumentare le emissioni, ma al contrario dimezzandole: invece di due punti di emissione (cementeria e inceneritori, magari da costruire ex novo) se ne utilizza un solo – che esiste già e le cui  emissioni resteranno esattamente quelle di prima. Al contrario, se si vuole rinunciare a questa opportunità, si continueranno ad avere altre discariche e altri inceneritori, oppure si spenderanno capitali per inviarli in Olanda o altri paesi a oltre 100 euro alla tonnellata, dove magari verranno bruciati nelle locali cementerie

Di seguito la nostra risposta, diramata alla stampa.

Per prima cosa le persone intervenute al presidio informativo di Sabato 9 Febbraio 2013 non erano gli appartenenti di un gruppo “ecologista”; erano un gruppo di cittadini dei comuni di Rezzato e Mazzano preoccupati dal Decreto Clini e dell’impatto che avrebbe avuto sulle loro vite e sull’aria che respirano. Una precisazione forse eccessiva ma necessaria.

Cerchiamo di rispondere alle osservazioni che ci vengono fatte: non è improprio chiamare combustibili solidi secondari i CSS “rifiuti”, soprattutto se si considera il fatto che essi venivano definiti sino a qualche anno fa C.D.R., ovvero Combustibile Da Rifiuti; inoltre nella relazione illustrativa del ministero dell’Ambiente relativa allo schema di decreto legislativo (recante attuazione della direttiva 2009/29/CE che modifica la direttiva 2003/87/CE) a proposito dei CSS si dice: “Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi.“. Quindi i CSS sono rifiuti, magari ri-lavorati o trattati, ma sono comunque rifiuti.

Inoltre con questo decreto i rifiuti solidi urbani, per i quali vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, diventano rifiuti speciali, ovvero rifiuti che possono essere commercializzati in tutto il Paese.

E qui arriviamo al secondo aspetto; nel comunicato si afferma che , “i produttori di cemento sono destinatari della richiesta di utilizzarli (i CSS), per contribuire a risolvere almeno parzialmente la questione dello smaltimento dei rifiuti, cosi come avviene in tutto il resto d’Europa, dove tale soluzione è praticata da tempo con successo”.

Se i produttori di cemento sono destinatari di una richiesta di utilizzo di CSS questo non significa che ciò non costituisca per loro un enorme vantaggio. Considerando che quella che è una voce di spesa come l’alimentazione dei forni diverrebbe una fonte di entrate (in quanto si riceverebbero gli incentivi allo smaltimento) e considerando l’attuale riduzione del mercato del cemento è indubbio che questo decreto sarebbe un aiuto non indifferente (l’ennesimo con soldi pubblici) ad un settore in crisi (del quale si dovrebbe invece a nostro avviso discutere la progressiva riduzione, anche in sede governativa ed in collaborazione con l’Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento).

Per quanto riguarda la questione dello smaltimento dei rifiuti a cui l’incenerimento nei cementifici contribuirebbe “almeno parzialmente” vogliamo ricordare due “dettagli” omessi nel comunicato stampa:

NON E’ ASSOLUTAMENTE VERO CHE LA PRODUZIONE DI RIFIUTI E’ IN AUMENTO: Come certifica l’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), non una milizia eco terrorista, nel 2010 il dato complessivo di produzione di rifiuti solidi urbani era inferiore a quello del 2006. E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato un ulteriore e rilevante calo. Inoltre, a causa anche della contrazione dei consumi dovuta alla crisi nel 2011 la produzione di rifiuti soldi urbani è scesa del 4,5%, come ha confermato all’ANSA il presidente di Federambiente Fortini (http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rifiuti/2011/12/29/visualizza_new.html_19209916.html ).

Conosciamo benissimo la strategia che c’è dietro la costruzione degli inceneritori e l’incenerimento dei rifiuti in generale. Creare un emergenza e far credere ai cittadini che i rifiuti li stiano sommergendo per volontà propria è cosa ben riuscita in Campania e ultimamente nel Lazio. Lo scandalo delle ecoballe stoccate in piazzali che sversano percolato nelle campagne circostanti ad Acerra è un immagine che difficilmente si cancella dalla memoria come le patologie tumorali e i tassi di diossina che a Brescia, sono in aumento da anni.

Inoltre noi contestiamo alla base la pratica di incenerire i rifuti, che dovrebbero essere il più possibile differenziati, mente vari studi mostrano come l’incenerimento sia un formidabile disincentivo alla differenziata. La percentuale minima di raccolta differenziata per ogni comune è fissato per legge al 35% del totale dei rifiuti raccolti entro il 2006 e del 65% entro il 2012. Un comune che non applica soluzioni per il raggiungimento di tali obbiettivi è un comune criminale, e non a caso Brescia che ospita il mega inceneritore di A2A è il fanalino di coda della Lombardia con una differenziata ferma al 40%.

Se consideriamo questo dato nel contesto del nostro territorio l’idea di bruciare i rifiuti nei cementifici è ancora più assurda. Non pensiamo sia sfuggito il fatto che a Brescia ospitiamo già l’inceneritore più grande d’Europa, che avendo la capacità di bruciare circa il triplo del volume di rifiuti prodotti dalla città è costretto ad importarli. Non si capisce dunque perché ci sia bisogno di ulteriori impianti in questa zona, e soprattutto non si capisce perché i limiti di emissione a parità di materiale bruciato siano più alti per i cementifici che per gli inceneritori (che sono peraltro dannosi): noi non crediamo che i nostri polmoni reagiscano diversamente in base a dove dei CSS vengono bruciati. Infine non si capisce perché bruciare i rifiuti in un impianto che è sito in un comune nel quali si fa la raccolta porta a porta (con ottimi risultati per di più). Sappiamo che parte del nostro rifiuto casalingo non è riciclabile, per questo sarebbe giusto che lo stato imponesse la messa al bando di tali materiali, per raggiungere una quota di css sempre inferiore, incentivando il riciclo per arrivare allo spegnimento degli inceneritori, non all’aumento di questa pratica spacciata come la più funzionale.

Quello che più ci ha colpito della risposta di Italcementi è stato che in essa non si fa nessun accenno all’accordo che l’azienda ha firmato con i comuni di Rezzato e Mazzano nel quale si impegna a non bruciare rifiuti nel proprio impianto sito sul nostro territorio. Ci saremmo aspettati perlomeno che venisse confermato l’impegno in questo senso; il fatto che non se ne parli, esaltando invece la grande generosità (retribuita dai contribuenti) nel bruciare rifiuti (nonostante se ne producano sempre meno) non fa che confermare le nostre preoccupazioni. Siamo consapevoli che il petcoke è un forte inquinante, ma bruciare i rifiuti non aiuterà a migliorare le cose; inoltre il petcoke, lo scarto della raffinazione del petrolio che viene utilizzato da anni nei cementifici, è diventato un combustibile solo dopo un decreto d’emergenza che lo ha trasformato da rifiuto a combustibile per uso industriale (decreto che ha avuto come prima conseguenza lo sblocco della centrale termoelettrica di Gela, di proprietà della multinazionale ENI, sequestrata dalla magistratura). Inoltre bruciare i rifiuti non elimina il problema delle discariche, come già dimostrato dall’inceneritore di A2A: le ceneri come verranno smaltite? In apposite discariche come a Montichiari? O magari se ne sperimenterà l’inertizzazione, sempre sulla pelle dei cittadini che abitano i due comuni, come A2A vorrebbe fare nel quartiere Lamarmora? Oppure finirebbero miscelate con il cemento?

Quando viene annunciato che a Rezzato sarebbe sorta la cementeria più ecologicamente efficiente d’Europa (http://www.italcementigroup.com/ITA/Comunicazione+e+Media/Comunicati+stampa/20121025.htm) la cosa non ci ha trovato contrari in linea di principio; se davvero Italcementi abbasserà del 75% le emissioni ne saremo ben contenti; ma di che emissioni stiamo parlando? Di quelle che sono tenuti a monitorare per legge? Non sono mai state fatte ad esempio analisi sui residui di combustione come i metalli pesanti e le diossine, che, come conferma l’Agenzia per la Protezione Ambiente americana, sono l’effetto collaterale dell’utilizzo del petcoke ma anche dell’incenerimento dei rifiuti: il fatto che molti inquinanti non vengano monitorati non significa che non siano dannosi per la salute. Permetteteci perciò di essere sospettosi, dal momento che nel nostro territorio (e più in generale nel nostro paese) ne abbiamo sentiti tanti di annunci di sostenibilità ed efficienza ambientale; le inchieste aperte sull’inceneritore di A2A, il caso Caffaro, la Tav sull’appennino, l’ILVA, sono solo i più noti casi in cui alle parole non sono seguiti fatti ma disastri.

Questo non significa che siamo certi che non verrà rispettato quanto promesso circa la riduzione dell’inquinamento, ma in quanto liberi cittadini ci riteniamo legittimati ad avanzare perplessità, specialmente quando nel progetto del gioiello di eco-efficienza costituito dal revamping dell’impianto non si fa riferimento alcuno al fatto che dal ’64 ad oggi è stato letteralmente “mangiato” il monte Marguzzo (e con esso il nostro paesaggio), che all’impianto arrivano decine di migliaia di camion l’anno, con relativo inquinamento, che vengono fatte brillare mine quotidianamente a ridosso del paese (con relativo inquinamento sonoro), e che l’impianto contribuisce in modo determinante all’altissimo livello di inquinamento dell’aria nella nostra zona (in cui vivono oltre 25.000 persone)

Certo tale inquinamento non è prodotto solo da Italcementi, ma sarebbe un insulto alla nostra intelligenza (e a quella di Italcementi) non dirsi chiaramente che l’impianto sito nei comuni di Mazzano e Rezzato vi ha contribuito e vi contribuisce in maniera rilevantissima.

Questo non vuol dire da parte nostra sminuire la meritoria azione d’investimento nell’ammodernamento dell’impianto, ma , ce lo si consenta, pensiamo sia doveroso  che un’impresa che dal nostro territorio ha tratto nell’arco di oltre 40 anni una enorme ricchezza, ne re-investa almeno un po’ (scusate ma 150 milioni di euro sono il 3,19%  del fatturato 2011 di Italcementi, cioè spiccioli) in un territorio che in parte ha beneficiato di tale produzione di ricchezza, e in toto si è fatto carico dei costi socio-ambientali di tale attività (in termini di salute, qualità della vita, paesaggio, biodiversità etc). Inoltre i risultati promessi dal revamping si vedranno soltanto tra una decina di anni, mentre i costi per la salute dei cittadini non sono mai stati quantificati (ed è possibile farlo); costi destinati a salire in un presente in cui l’accesso ai Servizi Sanitari è sempre più difficoltoso e costoso a causa dei tagli imposti dall’austerity.

Un ultima precisazione: la nostra protesta era contro il decreto Clini, non era rivolta di per sè contro Italcementi; la nostra intenzione era di far sentire all’azienda un’attenzione da parte della cittadinanza che fosse un incentivo per Italcementi a tener fede alle sue promesse ed al debito che riteniamo questo gruppo abbia verso il nostro territorio e la sua gente. Non siamo contro Italcementi, né tantomeno contro i suoi lavoratori; siamo semplicemente dei cittadini che non hanno la memoria corta e che non si accontentano di sentire un po’ di “sostenibilità” qua e un po’ di “ecologico” là. Abbiamo visto troppi casi in cui queste parole sono solo pennellate di vernice verde sui camini delle fucine del profitto altrui, fatte sulla pelle nostra e dei nostri figli.

Riteniamo le nostre perplessità legittime e sostenute dai fatti; non pretendiamo condividiate la nostra visione del mondo né che ragioniate contro il vostro interesse. Riteniamo però che un dialogo costruttivo parta anche dal riconoscimento della legittimità delle preoccupazioni dei cittadini di una comunità locale. Ci auguriamo che la vostra impresa smentisca coi fatti (e non con i comunicati stampa) tali preoccupazioni.

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commenti
  1. Maria ha detto:

    Trovo questo articolo ragionevole, ben argomentato e stimabile. che bello essere cittadini così. Appoggio in pieno la vostra causa.

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